La mente umana e' veramente un gran mistero.
Per dirla in una maniera che mi risulta familiare, e' come un immenso hard disk con centinaia di migliaia di cartelle, talmente nidificate e aggrovigliate che a volte perdi le coordinate di un file, e non riesci a ritrovarlo.
Ti incavoli, eri sicuro di averlo chiamato in quel preciso modo, di averlo salvato proprio li, eppure non riesci a trovarlo. Il click del mouse ne apre altri centomila, tutti simili in qualcosa a quello che stavi cercando, ma non proprio lo stesso.
Smetti di cercare.
Poi un giorno, un dettaglio inaspettato ti riassesta la bussola, e ti riporta tutto alla mente.
Tu a colpo sicuro vai a ripescare la pecorella smarrita, e ti meravigli anche di come ti sia potuto sfuggire, era cosi' semplice, era proprio li...
Succede cosi', e allora un'odore, un suono, una particolare situazione riportano alla mente una catena di sensazioni talmente forti, a distanza di tempo, che ti chiedi come si siano potute assopire e scolorire in questo modo, dentro di te.
Ascoltando il concerto di Lucca mi torna in mente che quel concerto -dato che era il primo- non lo avevo semplicemente guardato da spettatrice : lo avevo divorato e assimilato nota per nota. Mi ripetevo che dovevo cercare di ricordarmi tutto il ricordabile : l'atmosfera, le luci, le persone che avevo intorno, i musicisti, la posizione degli strumenti sul palco, lui.
Le sue espressioni, il suo scherzare, la voce, i sorrisi, i gesti, le parole... e credevo di aver fatto un buon lavoro.
Beh, la mente umana e' uno strumento potente, ma purtroppo soggetto all'usura del tempo, come tutto intorno a noi. A volte ha bisogno di un po' d'olio alle giunture, una spolverata che riporti i suoi colori a splendere di nuovo.
Sentire la cassetta di quel concerto ha sortito esattamente questo effetto. E' come se fosse passato uno swiffer gigante sugli scaffali del mio cervello che contenevano e conservavano quei ricordi, e gli avesse dato una bella strigliata. E cosi' ho voluto fermare su web un'altro di quei momenti... Il suono suadente della bossanova che si diffondeva in piazza, mentre la voce di Michael, liscia e morbida come un foulard di seta, accarezzava i presenti, trasportando, nota per nota, i colori di un'epoca e un posto lontani anni e miglia da noi, in quella magnifica piazza.
Per dirla in una maniera che mi risulta familiare, e' come un immenso hard disk con centinaia di migliaia di cartelle, talmente nidificate e aggrovigliate che a volte perdi le coordinate di un file, e non riesci a ritrovarlo.
Ti incavoli, eri sicuro di averlo chiamato in quel preciso modo, di averlo salvato proprio li, eppure non riesci a trovarlo. Il click del mouse ne apre altri centomila, tutti simili in qualcosa a quello che stavi cercando, ma non proprio lo stesso.
Smetti di cercare.
Poi un giorno, un dettaglio inaspettato ti riassesta la bussola, e ti riporta tutto alla mente.
Tu a colpo sicuro vai a ripescare la pecorella smarrita, e ti meravigli anche di come ti sia potuto sfuggire, era cosi' semplice, era proprio li...
Succede cosi', e allora un'odore, un suono, una particolare situazione riportano alla mente una catena di sensazioni talmente forti, a distanza di tempo, che ti chiedi come si siano potute assopire e scolorire in questo modo, dentro di te.
Ascoltando il concerto di Lucca mi torna in mente che quel concerto -dato che era il primo- non lo avevo semplicemente guardato da spettatrice : lo avevo divorato e assimilato nota per nota. Mi ripetevo che dovevo cercare di ricordarmi tutto il ricordabile : l'atmosfera, le luci, le persone che avevo intorno, i musicisti, la posizione degli strumenti sul palco, lui.
Le sue espressioni, il suo scherzare, la voce, i sorrisi, i gesti, le parole... e credevo di aver fatto un buon lavoro.
Beh, la mente umana e' uno strumento potente, ma purtroppo soggetto all'usura del tempo, come tutto intorno a noi. A volte ha bisogno di un po' d'olio alle giunture, una spolverata che riporti i suoi colori a splendere di nuovo.
Sentire la cassetta di quel concerto ha sortito esattamente questo effetto. E' come se fosse passato uno swiffer gigante sugli scaffali del mio cervello che contenevano e conservavano quei ricordi, e gli avesse dato una bella strigliata. E cosi' ho voluto fermare su web un'altro di quei momenti... Il suono suadente della bossanova che si diffondeva in piazza, mentre la voce di Michael, liscia e morbida come un foulard di seta, accarezzava i presenti, trasportando, nota per nota, i colori di un'epoca e un posto lontani anni e miglia da noi, in quella magnifica piazza.



1 Comments:
Non e' stupenda!?
Ha una voce da sturbo. Sto ragazzo VA clonato.
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