
Vuoto, solitudine.. il rimpianto di non avergli dato l'attenzione che meritava quando ancora ne avevo la possibilità. La tremenda pena che ha provato il mio cuore a vedere quell'energico giovane intrappolato in un corpo vecchio e fragile, battere rabbiosamente la mano sul leggìo, quando le parole non riuscivano ad uscire dalla gola martoriata, con la stizza e la vigorosità dettata da colui che non vuole arrendersi al decadimento del corpo, non quando il suo spirito e la volontà di portare avanti la sua missione sono ancora cosi' forti e presenti dentro di lui. Questo e altri 100000 sentimenti contraddittori ho vissuto in questi ultimi giorni.
Papa Giovanni Paolo II è stato il Papa di tutta la mia vita. Quando penso alla parola "Papa" è il suo volto che viene alla mente. Troppe parole forse sono state spese in questi giorni, quando magari tutti avrebbero dovuto tacere e riflettere... Riflettere sull'incalcolabile grandezza di quest'uomo, che deve essere obiettivamente riconosciuta -e così effettivamente è stato- indipendentemente dalla propria fede religiosa.
Purtroppo, come tutte le volte, ci accorgiamo di quello che abbiamo quando oramai non c'è più. E questo vale anche per me. La mia fede vacilla troppo spesso, e questa è una cosa sulla quale rifletto a lungo.
Quasi sarcasticamente, dall'inizio della mia carriera di cantante gospel amatoriale, la canzone che mi è stata assegnata quasi naturalmente è Amazing Grace... che parla dello stupore incredibile che investe l'anima e il cuore di chi finalmente viene avvolto nel mantello di una fede tanto certa e sicura da far sembrare incredibile il non averla trovata prima. "I once was lost, and now I'm found. Was blind, but now I see". Una volta ero sperso, e sono stato ritrovato. Ero cieco e adesso vedo. Ho sempre pensato che trovare la fede o rafforzare quella presente dentro di noi sia una delle grazie più grandi che si possano ricevere. E ho sempre "invidiato" coloro che hanno provato questi sentimenti. Fra i tanti miracoli che questo grande uomo ha fatto, nei suoi 26 anni di pontificato, forse quello più grande lo ha fatto con la sua morte... tante persone si sono avvicinate l'una all'altra, e si sono avvicinate o riavvicinate a Dio per pregare, e sostenere la mano di colui che per tutta la vita l'aveva sostenuta al mondo.
Avevo 9 anni. Frequentavo una scuola cattolica, e le Suore decisero di fare una gita a Roma per andare a portare al neo-nominato Papa Wojtyla un contributo della nostra scuola per una delle missioni che aveva istituito in un paese del terzo mondo. Pioveva, quel giorno, ma Piazza San Pietro era gremita, lo stesso. E altrettanto gremita era la grande Basilica. Il nostro gruppo si radunò al lato del grande Baldacchino del Bernini, a decidere sul da farsi.
Il Papa era appena arrivato nella Basilica, stava passando fra la folla scortato da un manipolo di cardinali attraverso un cordone di guardie svizzere con le lance incrociate.
Una delle Suore che ci accompagnarono si chinò di fronte a me con una busta bianca in mano. "Silvia, te la senti di portarla tu al Santo Padre?" la Suora mi chiese, conoscendo il mio carattere per niente timido (allora!) e vivace. "Certo Suora, vado io" e presi per mano un bambino più piccolo di me, Fabio, che era stato seduto accanto a me per tutto il viaggio in Autobus da Prato.
Iniziai a farmi spazio fra la folla, con Fabio per mano, e nell'altra la busta da dare al Papa. Mi trovai la strada sbarrata dalle lance incrociate di due guardie svizzere. Fortunatamente ci davano le spalle quindi passammo agilmente sotto le lance e ci trovammo a pochi passi dal Papa. Spiccava la sua veste bianca fra tutte le altre vesti nere e porpora dei cardinali che lo seguivano. Visto che si stava allontanando, decisi di fare un'azione estrema, con Fabio sempre appeso alla mia mano sinistra. Allungai una manina fra tutti quei grandi uomini che ci circondavano e afferrai la veste bianca del papa, tirando due o tre volte. Improvvisamente intorno a noi si fece il vuoto, e lui si voltò. Un sorriso enorme gli si distese sul volto e lui si chinò verso di noi. Gli spiegai chi eravamo e perchè eravamo li. Lui fece prendere la busta ad un cardinale accanto a noi, e ci chiese il nome. Poi impose le mani sulla testa di ciascuno di noi, ci baciò e ci benedisse. Ci carezzò le guance e fece per voltarsi e continuare. Con la sfacciataggine che contraddistingue l'età, lo salutai ancora una volta, agitando la mano e dicendo "Ciao, Papa!!" e me ne tornai bella tranquilla dal mio gruppo, che mi aspettava a bocca aperta vicino alla statua di San Pietro.
Da qualche parte in casa c'è una foto che immortala quel momento. Me ne son fatta una missione, quella di riesumarla dagli scatoloni del trasloco, il prima possibile. Nel frattempo, lo ringrazio... perchè forse, la mia fede è un po' più forte, oggi. Grazie a lui.
Papa Giovanni Paolo II è stato il Papa di tutta la mia vita. Quando penso alla parola "Papa" è il suo volto che viene alla mente. Troppe parole forse sono state spese in questi giorni, quando magari tutti avrebbero dovuto tacere e riflettere... Riflettere sull'incalcolabile grandezza di quest'uomo, che deve essere obiettivamente riconosciuta -e così effettivamente è stato- indipendentemente dalla propria fede religiosa.
Purtroppo, come tutte le volte, ci accorgiamo di quello che abbiamo quando oramai non c'è più. E questo vale anche per me. La mia fede vacilla troppo spesso, e questa è una cosa sulla quale rifletto a lungo.
Quasi sarcasticamente, dall'inizio della mia carriera di cantante gospel amatoriale, la canzone che mi è stata assegnata quasi naturalmente è Amazing Grace... che parla dello stupore incredibile che investe l'anima e il cuore di chi finalmente viene avvolto nel mantello di una fede tanto certa e sicura da far sembrare incredibile il non averla trovata prima. "I once was lost, and now I'm found. Was blind, but now I see". Una volta ero sperso, e sono stato ritrovato. Ero cieco e adesso vedo. Ho sempre pensato che trovare la fede o rafforzare quella presente dentro di noi sia una delle grazie più grandi che si possano ricevere. E ho sempre "invidiato" coloro che hanno provato questi sentimenti. Fra i tanti miracoli che questo grande uomo ha fatto, nei suoi 26 anni di pontificato, forse quello più grande lo ha fatto con la sua morte... tante persone si sono avvicinate l'una all'altra, e si sono avvicinate o riavvicinate a Dio per pregare, e sostenere la mano di colui che per tutta la vita l'aveva sostenuta al mondo.
Avevo 9 anni. Frequentavo una scuola cattolica, e le Suore decisero di fare una gita a Roma per andare a portare al neo-nominato Papa Wojtyla un contributo della nostra scuola per una delle missioni che aveva istituito in un paese del terzo mondo. Pioveva, quel giorno, ma Piazza San Pietro era gremita, lo stesso. E altrettanto gremita era la grande Basilica. Il nostro gruppo si radunò al lato del grande Baldacchino del Bernini, a decidere sul da farsi.
Il Papa era appena arrivato nella Basilica, stava passando fra la folla scortato da un manipolo di cardinali attraverso un cordone di guardie svizzere con le lance incrociate.
Una delle Suore che ci accompagnarono si chinò di fronte a me con una busta bianca in mano. "Silvia, te la senti di portarla tu al Santo Padre?" la Suora mi chiese, conoscendo il mio carattere per niente timido (allora!) e vivace. "Certo Suora, vado io" e presi per mano un bambino più piccolo di me, Fabio, che era stato seduto accanto a me per tutto il viaggio in Autobus da Prato.
Iniziai a farmi spazio fra la folla, con Fabio per mano, e nell'altra la busta da dare al Papa. Mi trovai la strada sbarrata dalle lance incrociate di due guardie svizzere. Fortunatamente ci davano le spalle quindi passammo agilmente sotto le lance e ci trovammo a pochi passi dal Papa. Spiccava la sua veste bianca fra tutte le altre vesti nere e porpora dei cardinali che lo seguivano. Visto che si stava allontanando, decisi di fare un'azione estrema, con Fabio sempre appeso alla mia mano sinistra. Allungai una manina fra tutti quei grandi uomini che ci circondavano e afferrai la veste bianca del papa, tirando due o tre volte. Improvvisamente intorno a noi si fece il vuoto, e lui si voltò. Un sorriso enorme gli si distese sul volto e lui si chinò verso di noi. Gli spiegai chi eravamo e perchè eravamo li. Lui fece prendere la busta ad un cardinale accanto a noi, e ci chiese il nome. Poi impose le mani sulla testa di ciascuno di noi, ci baciò e ci benedisse. Ci carezzò le guance e fece per voltarsi e continuare. Con la sfacciataggine che contraddistingue l'età, lo salutai ancora una volta, agitando la mano e dicendo "Ciao, Papa!!" e me ne tornai bella tranquilla dal mio gruppo, che mi aspettava a bocca aperta vicino alla statua di San Pietro.
Da qualche parte in casa c'è una foto che immortala quel momento. Me ne son fatta una missione, quella di riesumarla dagli scatoloni del trasloco, il prima possibile. Nel frattempo, lo ringrazio... perchè forse, la mia fede è un po' più forte, oggi. Grazie a lui.


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