Sabato sera, uno come tanti. Stasera in casa.
La tv spenta, il pc acceso. La mente che vaga e si organizza per rivederti ancora. Ah, è inutile che ti arrabbi... Si, hai indovinato. Ti ho comprato l'ennesimo regalino, questa volta pero' è a nome di tutto il gruppo.
Già, saremo quasi al completo, mercoledì.
Un rumore strano proviene dalle cuffie, poggiate su una pila di cd accanto a me. Alzo gli occhi e sullo schermo lampeggia una scritta "In corso una chiamata da Justin Ray".
Mi ficco in testa le cuffie e arraffo il microfono che -ovviamente- è rimasto incastrato dietro il monitor.
Justin. Ci crederesti? Io non lo avrei mai fatto, nemmeno se mi avessero fatto sbirciare in una sfera di cristallo.
Un'ora di chiacchierata, con il tuo primo trombettista.
Un'ora di risate, di small talk, di ricordi, di aneddoti relativi alla passata tournee italiana, di appartamenti da cambiare e di concerti allo Zinc con il suo trio. E ancora della prossima tournee italiana, delle date, della probabile setlist, di chi suonerà cosa e come... E una frase sopra tutte, che mi fa capire cose sulle quali, in fondo non avevo dubbi. "You're not fans. You're friends. I consider you my friends".
E allora ho osato. Ho chiesto. E lui, dolce e gentile come non avrei avuto dubbi sarebbe stato, mi ha accontentato. Abbiamo parlato di come sei veramente, di qual'è il tuo carattere quando le luci dello stage si spengono, e ho potuto fare a lui tutte le domande che non avrei il coraggio di fare a te.
E abbiamo parlato di Grandpa Mitch, di quanto Justin lo consideri una persona stupenda, e di quanto tu gli voglia bene. Di quell'autobus sporco e puzzolente dopo 3 settimane di tournee a dormirci dentro in 14 con un bagno solo e per giunta rotto... tante cose che da fuori non si vedono. Tanti piccoli particolari che danno la dimensione di cosa significhi fare il musicista o l'artista, o semplicemente il crew member. Pensi a grandi hotel di lusso, donne, trattamento in guanti bianchi a 6 stelle.. si, esistono ma non per tutti, e non finchè non raggiungi un certo livello.Sai, se dovessi trovare un'altra scusa per ringraziare Iddio di averti messo sul mio percorso, Justin sicuramente sarebbe una di queste. Un ragazzo stupendo, un musicista incredibile, un amico che sta diventando sempre più presente e importante ogni giorno che passa, e una piccola, minuscola, relativa finestrella su di te, su chi sei davvero, quando le luci si spengono, e tu smetti di fare il cantante e torni semplicemente e meravigliosamente Michael.
La tv spenta, il pc acceso. La mente che vaga e si organizza per rivederti ancora. Ah, è inutile che ti arrabbi... Si, hai indovinato. Ti ho comprato l'ennesimo regalino, questa volta pero' è a nome di tutto il gruppo.
Già, saremo quasi al completo, mercoledì.
Un rumore strano proviene dalle cuffie, poggiate su una pila di cd accanto a me. Alzo gli occhi e sullo schermo lampeggia una scritta "In corso una chiamata da Justin Ray".
Mi ficco in testa le cuffie e arraffo il microfono che -ovviamente- è rimasto incastrato dietro il monitor.
Justin. Ci crederesti? Io non lo avrei mai fatto, nemmeno se mi avessero fatto sbirciare in una sfera di cristallo.
Un'ora di chiacchierata, con il tuo primo trombettista.
Un'ora di risate, di small talk, di ricordi, di aneddoti relativi alla passata tournee italiana, di appartamenti da cambiare e di concerti allo Zinc con il suo trio. E ancora della prossima tournee italiana, delle date, della probabile setlist, di chi suonerà cosa e come... E una frase sopra tutte, che mi fa capire cose sulle quali, in fondo non avevo dubbi. "You're not fans. You're friends. I consider you my friends".
E allora ho osato. Ho chiesto. E lui, dolce e gentile come non avrei avuto dubbi sarebbe stato, mi ha accontentato. Abbiamo parlato di come sei veramente, di qual'è il tuo carattere quando le luci dello stage si spengono, e ho potuto fare a lui tutte le domande che non avrei il coraggio di fare a te.
E abbiamo parlato di Grandpa Mitch, di quanto Justin lo consideri una persona stupenda, e di quanto tu gli voglia bene. Di quell'autobus sporco e puzzolente dopo 3 settimane di tournee a dormirci dentro in 14 con un bagno solo e per giunta rotto... tante cose che da fuori non si vedono. Tanti piccoli particolari che danno la dimensione di cosa significhi fare il musicista o l'artista, o semplicemente il crew member. Pensi a grandi hotel di lusso, donne, trattamento in guanti bianchi a 6 stelle.. si, esistono ma non per tutti, e non finchè non raggiungi un certo livello.Sai, se dovessi trovare un'altra scusa per ringraziare Iddio di averti messo sul mio percorso, Justin sicuramente sarebbe una di queste. Un ragazzo stupendo, un musicista incredibile, un amico che sta diventando sempre più presente e importante ogni giorno che passa, e una piccola, minuscola, relativa finestrella su di te, su chi sei davvero, quando le luci si spengono, e tu smetti di fare il cantante e torni semplicemente e meravigliosamente Michael.


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