lunedì, giugno 20, 2005


Blue Sunday
Lucca Summer Festival. Stessa piazza (again!) e stesso palco messo esattamente nello stesso posto dell'anno scorso.
Stessa passerella di transenne che dal portone dell'entrata laterale della questura arriva fino al bordo destro del palco. Anche se siamo circa 20 giorni in anticipo, rispetto allo spettacolo dell'anno scorso, il caldo è sicuramente più soffocante anche se è giugno.
Stavolta in ingresso alla città addirittura troviamo lo stesso parcheggio, ed è più facile arrivare a Piazza Napoleone...
...se stavolta non avessero praticamente sigillato tutto. In piazza non si entra, a meno che non si possegga il biglietto.
Anche chi suona è PROFONDAMENTE DIVERSO da chi sono venuta a vedere l'anno scorso, e si vede benissimo dando un'occhiata, anche molto fugace, all'audience che troviamo sparpagliata per strada, sulla via di P.za Napoleone : età media 12 anni.
Okay, il concerto è di una delle più classiche boyband in circolazione, okay, il posto è decisamente sicuro, con una media di 1 poliziotto ogni 10 bambine (nemmeno stessimo assistendo alla finale di Coppa di Lega fra Arsenal e Liverpool)... ma "ai miei tempi" anche le boyband erano seguite da ragazzine che partivano più o meno dai 16/17 anni in su... qui ci sono ragazzine di 8-10 anni... che moltiplicandole per 2 genitori apprensivi ciascuna fa =

1) Un branco di esagitate bimbette con le braccia segnate dalle scritte inneggianti ai componenti della band fatte con la penna biro (talvolta, a causa del caldo e del sudore la biro deve aver tardato a scrivere e c'erano braccia sfregiate al limite dello scorticamento)

2) un'altrettanto branco di genitori composto in parti uguali da :
- papà dalle facce tristissime, rassegnati a fare da attaccapanni, operatori cinetelevisivi, fotografi, guardiani di effetti personali, dispensatori di gelati-pizze-bibite e ogni altro genere di conforto...
- mamme decisamente più arzille, che in attesa di rifarsi comunque gli occhi con i quattro ragazzotti inglesi protagonisti della giornata, puntano senza tanto ritegno la più che degna di nota SECURITY messa a guardia del pubblico.

Ovviamente circa l'intero pomeriggio viene speso passeggiando per la piazza e rivisitando con la mente e con vari "ti ricordi..." la splendida domenica di un'anno fa. La Lilla individua in un rappresentante della security quello che potrebbe essere il fratello italiano (e decisamente meno attraente a parere mio) di Justin e si diverte a tenere nota dei suoi spostamenti. Anche cercare di prendere un gelato si traduce in una specie di guerra punica data la folla di gente e i numerosissimi punti di ristoro (DUE di NUMERO) in tutta la piazza.
Il concerto inizia, e dato che è sempre giorno, mangiamo la nostra pizza sedute sui gradini di una statua davanti al teatro di Puccini (ah, lo sapesse Craig!) mentre un rinnovato Mark Owen si sgola sul palco, come opening act.

No, dico. Mark Owen. Il più osannato Take That della storia (insieme a Robbie Williams), il ragazzo che con il suo esercito di fans scatenate avrebbe potuto fare un colpo di stato, tanto numeroso era il suo seguito... canta e si dimena, e saltella, e ostenta un'italiano meno incerto di tanti altri davanti ad un'orda di ingrate bambine che gli urlano in faccia "Vogliamo i Blue!!".
Quando si parla di affossamento dell'autostima.
E poi pero' mi ricordo che i Take That sono "avvenuti" circa 14 anni fa, e si sono sciolti 10 anni fa. UNA VITA. Un'altra generazione. La metà dell'audience presente non era nemmeno nata quando i ragazzi di Manchester pubblicarono "Do what you like".

Finiamo la nostra pizza, e i Blue salgono sul palco. Concerto passabile. Belle voci, buone proprietà vocali, volume un tantinello esagerato che talvolta distorce il suono dei seppur fantasmagorici microfoni a disposizione dei ragazzi. Tutto sommato mi sono piaciuti.

Due soli i momenti veramente degni di nota, a parere nostro. Simon Webbe (bellissimo rappresentante della razza maschile dalla pelle color cioccolata) annuncia che i Blue si separano per un po' e che ognuno di loro si appresta a intraprendere la carriera solista. A turno presentano quello che sarà il prossimo singolo e Anthony Costa, il più anonimo dei quattro, quello più bruttino e che non si era messo particolarmente in mostra durante la carriera dei 4 sfodera un'inaspettata "Mustang Sally" che ci lascia piuttosto a bocca aperta. Voce decisa e graffiante, e bella presenza scenica. Anche il suo singolo in uscita verso fine anno, ha delle sonorità tipicamente anni 60 che lo rendono molto piacevole. Sarà da tenere sott'occhio.

Il secondo momento è verso metà concerto... quando dopo una pausa, i musicisti attaccano a tradimento un giro di basso a noi pericolosamente familiare... Le ballerine si affacciano in cima alla piccola gradinata sul palco, e le movenze sono piuttosto inconfondibili.
Oddio. E' quello che pensiamo noi..?
Momento di panico....
Il giro di basso termina esattamente un'attimo prima che qualcuno attacchi a cantare "Birds flyin' high.. you know how I feel.."
Phew, non era mica Feeling Good. O meglio, il giro era quello potessi rimanere fulminata ma
saggiamente, i bambini hanno fermato li la performance.
Meglio perchè... con tutto il rispetto poi ci diventavano veramente BLUE..
Si, ma dai pesti.

posted by Syl at 9:36 AM

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