Sono le 4.20 di mattina. Sono appena rientrata da Modena... e non potevo andare a letto senza aver trascritto a caldo il tumulto di emozioni che mi hai dato stasera. Gia', stasera e' stata stellare. Fuori da questo mondo.
Sono talmente tanti i sentimenti e i ricordi che si affollano in coda sulle dita per essere riversati su questa tastiera che si potrebbe paragonare il tutto ad un mega ingorgo nell'ora di punta della citta' piu' trafficata del mondo. E la cosa frustrante e' che so gia' che non riusciro' ad esprimere al 100% quello che ho dentro... ma infondo a chi importa? Lo sappiamo, io e te, no? Stasera ho approfondito la conoscenza con Justin. Questo angelo dagli occhi azzurri ha parlato con me per piu' di un'ora. Abbiamo parlato veramente di tutto, e a un certo punto abbiamo parlato di te. Gli ho raccontato tutto, di come ho conosciuto la tua musica, di quello che hai significato per me nel mio momento piu' triste. Lui mi ha chiesto se era tutto passato con la voce un po' rotta dall'emozione, e all'improvviso, mi ha stretto una mano e mi ha lasciato li, davanti al vostro autobus, dicendomi che tornava subito.
Pensavo scherzasse.
Mi sbagliavo di grosso.
Dopo due minuti sei uscito tu, camicia bianca trasparente e un paio di pantaloni neri che ti stavano da DIO, e ti sei messo a firmare autografi. Justin e' uscito dall'autobus chiedendomi se ce l'avevo fatta a parlarti e ho capito che t'aveva mandato fuori anche per me.
Si e' preoccupato, dolcissimo Justin, che avessimo avuto il nostro momento... E quando ha saputo di no, e' stato cosi' stratosfericamente gentile da fare in modo che questo momento ci fosse... e cavolo se c'e' stato.
Sappi che non dimentichero' mai, campassi cent'anni, il tuo modo di chiamarmi baby, il fatto che mi hai tenuto per mano per tutto il tempo, il fatto che mi hai guardato sempre dritta negli occhi, senza mai batter ciglio, e con che occhi..... se ne sono accorti tutti della tua dolcezza. Quello che mi hai detto mi si e’ impresso dentro, come marchiato a fuoco.
Si, quella bionda al bar dell'albergo poi ha rubato la tua attenzione per un po'... e io sono rimasta a parlare con Justin, Craig e Alan di bassi, contrabbassi, corde di budello di bue... mentre ogni tanto guardavo verso di te e ti vedevo ridere e divertirti, e mi sembrava un sogno essere li come con un gruppo di amici, con persone che solo un momento prima erano acclamate dal pubblico e che hanno un successo mondiale...
Poi i nostri sguardi si sono incontrati e dal tuo tavolo hai cominciato a farmi smorfie, a buttarmi baci, arricciare il naso, farmi la linguaccia... fino a che non ti ho fatto segno che me ne dovevo andare. E li... il Paradiso e' sceso in terra. Vederti mollare li tutto e tutti, venirmi incontro a braccia aperte e stringermi forte come mi hai stretta a te continuando a dirmi "babe" mi ha tolto il fiato. E io ho cercato di dirtelo... e tu mi hai presa in giro, mi hai ripetuto 3 volte "aargh, shut up" e poi mi hai abbracciata e baciata di nuovo... e guardandomi dritta negli occhi mi hai detto "Oh we'll have time to talk. Cause you and I will be friends". E non smettevi di tenermi la mano. E non smettevi di chiedermi baci. E non smettevi di essere il dolcissimo e sensualissimo uomo che pensavo tu fossi e che sei anche oltre ogni aspettativa. E poi cosa mi hai detto? "I'll call you. You don't believe me, do you? Well I don't care because I will call you." Michael, e’ da quando ti ho dato l'ultimo bacio, e ho lasciato la tua mano calda leggermente velata di profumo che sto aspettando che il telefono squilli, e anche se so che non succedera’ mai ti ringrazio per avermelo detto (con quel musetto dolce furbo e malizioso, e assolutamente adorabile) e avermi fatto vivere un sogno.
E comunque, informati da Justin e da Craig... ci siamo messi d'accordo per la prossima.
E lo sai, ci vediamo a Genova. Fra 4 giorni.
Sono talmente tanti i sentimenti e i ricordi che si affollano in coda sulle dita per essere riversati su questa tastiera che si potrebbe paragonare il tutto ad un mega ingorgo nell'ora di punta della citta' piu' trafficata del mondo. E la cosa frustrante e' che so gia' che non riusciro' ad esprimere al 100% quello che ho dentro... ma infondo a chi importa? Lo sappiamo, io e te, no? Stasera ho approfondito la conoscenza con Justin. Questo angelo dagli occhi azzurri ha parlato con me per piu' di un'ora. Abbiamo parlato veramente di tutto, e a un certo punto abbiamo parlato di te. Gli ho raccontato tutto, di come ho conosciuto la tua musica, di quello che hai significato per me nel mio momento piu' triste. Lui mi ha chiesto se era tutto passato con la voce un po' rotta dall'emozione, e all'improvviso, mi ha stretto una mano e mi ha lasciato li, davanti al vostro autobus, dicendomi che tornava subito.
Pensavo scherzasse.
Mi sbagliavo di grosso.
Dopo due minuti sei uscito tu, camicia bianca trasparente e un paio di pantaloni neri che ti stavano da DIO, e ti sei messo a firmare autografi. Justin e' uscito dall'autobus chiedendomi se ce l'avevo fatta a parlarti e ho capito che t'aveva mandato fuori anche per me.
Si e' preoccupato, dolcissimo Justin, che avessimo avuto il nostro momento... E quando ha saputo di no, e' stato cosi' stratosfericamente gentile da fare in modo che questo momento ci fosse... e cavolo se c'e' stato.
Sappi che non dimentichero' mai, campassi cent'anni, il tuo modo di chiamarmi baby, il fatto che mi hai tenuto per mano per tutto il tempo, il fatto che mi hai guardato sempre dritta negli occhi, senza mai batter ciglio, e con che occhi..... se ne sono accorti tutti della tua dolcezza. Quello che mi hai detto mi si e’ impresso dentro, come marchiato a fuoco.
Si, quella bionda al bar dell'albergo poi ha rubato la tua attenzione per un po'... e io sono rimasta a parlare con Justin, Craig e Alan di bassi, contrabbassi, corde di budello di bue... mentre ogni tanto guardavo verso di te e ti vedevo ridere e divertirti, e mi sembrava un sogno essere li come con un gruppo di amici, con persone che solo un momento prima erano acclamate dal pubblico e che hanno un successo mondiale...
Poi i nostri sguardi si sono incontrati e dal tuo tavolo hai cominciato a farmi smorfie, a buttarmi baci, arricciare il naso, farmi la linguaccia... fino a che non ti ho fatto segno che me ne dovevo andare. E li... il Paradiso e' sceso in terra. Vederti mollare li tutto e tutti, venirmi incontro a braccia aperte e stringermi forte come mi hai stretta a te continuando a dirmi "babe" mi ha tolto il fiato. E io ho cercato di dirtelo... e tu mi hai presa in giro, mi hai ripetuto 3 volte "aargh, shut up" e poi mi hai abbracciata e baciata di nuovo... e guardandomi dritta negli occhi mi hai detto "Oh we'll have time to talk. Cause you and I will be friends". E non smettevi di tenermi la mano. E non smettevi di chiedermi baci. E non smettevi di essere il dolcissimo e sensualissimo uomo che pensavo tu fossi e che sei anche oltre ogni aspettativa. E poi cosa mi hai detto? "I'll call you. You don't believe me, do you? Well I don't care because I will call you." Michael, e’ da quando ti ho dato l'ultimo bacio, e ho lasciato la tua mano calda leggermente velata di profumo che sto aspettando che il telefono squilli, e anche se so che non succedera’ mai ti ringrazio per avermelo detto (con quel musetto dolce furbo e malizioso, e assolutamente adorabile) e avermi fatto vivere un sogno.
E comunque, informati da Justin e da Craig... ci siamo messi d'accordo per la prossima.
E lo sai, ci vediamo a Genova. Fra 4 giorni.


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